C'è un momento dell'anno in cui Ivrea cambia volto: le piazze si riempiono di reti di protezione, i balconi si colorano di stendardi, l'aria profuma d'arancia e il rullo dei tamburi accompagna le giornate. È lo Storico Carnevale di Ivrea, una festa che affonda le radici nei secoli e che culmina nella celebre Battaglia delle Arance. Si svolge ogni anno nelle settimane che precedono la Quaresima, quindi tra febbraio e inizio marzo a seconda del calendario.
Una festa di libertà: la storia e la Mugnaia
Il Carnevale eporediese celebra l'autodeterminazione della città e la ribellione contro la tirannia. Al centro c'è la leggenda di Violetta, la figlia del mugnaio che si ribellò al tiranno della città: da qui nasce la figura della Vezzosa Mugnaia, eroina della festa, presente dal 1858, che ogni anno viene presentata alla folla dal balcone del Palazzo Municipale il sabato sera.
Nel 1808, in epoca napoleonica, i diversi carnevali rionali vennero riuniti in un'unica festa cittadina: risale ad allora la figura del Generale, che con il suo Stato Maggiore guida e garantisce lo svolgimento del Carnevale. Il simbolo di tutti è il berretto frigio rosso, richiamo alla libertà, che durante i giorni di festa si vede ovunque in città.
I riti che aprono la festa
Il Carnevale di Ivrea non dura solo qualche giorno: il suo calendario comincia già all'Epifania, con l'uscita dei Pifferi e Tamburi e la presentazione del Generale, e prosegue nelle settimane successive con cerimonie che coinvolgono i rioni. Tra i momenti più attesi:
- il corteo storico, con il Generale, lo Stato Maggiore, gli Abbà dei rioni e la banda dei Pifferi e Tamburi;
- la presentazione della Mugnaia, il sabato sera, accolta da una piazza gremita;
- le tradizionali fagiolate, distribuite nei rioni durante i giorni di Carnevale;
- la Preda in Dora, rito antico legato al fiume che attraversa la città.
La Battaglia delle Arance
Il cuore della festa sono i tre pomeriggi della domenica, del lunedì e del martedì grasso. Nelle piazze del centro storico le squadre di aranceri a piedi, nove in tutto, ciascuna con i propri colori, si fronteggiano con gli aranceri sui carri da getto, trainati da pariglie o quadriglie di cavalli e protetti da maschere che ricordano le antiche armature. Il carro rappresenta gli armati del tiranno, i tiratori a piedi il popolo in rivolta: il risultato è un turbine di colori, energia e rumore che non si dimentica.
Il martedì sera la festa si chiude con l'abbruciamento degli scarli, alti pali rivestiti di erica secca che vengono dati alle fiamme nelle piazze dei rioni. Il giorno dopo, mercoledì delle Ceneri, la tradizione vuole che al Borghetto si mangino polenta e merluzzo, ultimo saluto al Carnevale.
Come viverlo al meglio (e in sicurezza)
Assistere alla Battaglia è un'esperienza intensa: le arance volano davvero e qualche livido è messo in conto da chi partecipa. Qualche consiglio pratico per gli spettatori:
- indossa il berretto frigio: per tradizione segnala chi assiste alla festa senza partecipare al lancio;
- resta dietro le reti di protezione che delimitano le piazze di battaglia;
- scegli abiti vecchi e scarpe comode: le strade diventano scivolose e il succo d'arancia arriva ovunque;
- con i bambini, preferisci i cortei e le cerimonie, più adatti ai più piccoli.
Programma, orari e regolamenti cambiano ogni anno: per le informazioni ufficiali consulta il sito dello Storico Carnevale di Ivrea e i canali del Comune di Ivrea. Se vuoi scoprire la città anche al di fuori dei giorni di festa, leggi la nostra guida Ivrea in un giorno o la pagina dedicata a Ivrea.
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